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Cinque Pilastri Per Una Teologia Della Donna



 

Servizio Informazione Religiosa

Fertilità, partecipazione, sinodalità, reciprocità e condivisione. Cinque parole, per cinque donne che “rileggono” le parole pronunciate dal Papa, nel viaggio di ritorno da Rio, sulla questione femminile, definita una priorità da affrontare all’interno della più generale riforma della Chiesa. “Una Chiesa senza le donne è come il collegio senza Maria. E la Madonna è più importante degli apostoli”, ha detto Papa Francesco conversando in aereo con i giornalisti: “Credo non abbiamo ancora fatto una profonda teologia della donna nella Chiesa. Non dev’essere solo lavoratrice, mamma. Così è limitata, né fare solo la chierichetta, c’è di più! Sull’ordinazione delle donne, la Chiesa ha detto no, Giovanni Paolo II si è pronunciato con una formulazione definitiva. Ma ricordiamo che la donna nella Chiesa è più importante di vescovi e preti”. 

Fertilità. “Sono entusiasta”: è il commento di Lucetta Scaraffia alle parole del Papa sulle donne. A Rio, secondo la storica, Papa Francesco ha insistito soprattutto sul concetto di “fertilità”, declinato ad amplissimo raggio. “Anche in altri momenti - ricorda Scaraffia - il Papa ha detto che una Chiesa senza le donne non è fertile, ma la chiarezza degli accenti usati a Rio rimanda all’idea che in base a questa fertilità la donna, nella Chiesa, possa produrre idee, proposte. Può essere la fonte di quel rinnovamento che Papa Francesco invoca sempre e che è così difficile da suscitare”. In questo senso, c’è continuità con il suo predecessore: “Anche Benedetto XVI - precisa Scaraffia - era molto attento alla questione femminile all’interno della Chiesa. Con Papa Francesco, si è fatto un passo concreto verso la partecipazione delle donne alle scelte fondamentali per il futuro, anche come presenza capace di guidare la Chiesa a livello di leadership”. 

Partecipazione. “è la prima volta che un Papa pone il problema della necessità di un ripensamento della presenza femminile all’interno della Chiesa”. A sottolinearlo è la sociologa Giulia Paola Di Nicola, che mette l’accento sulla parola “partecipazione” e ringrazia Papa Francesco “per aver aperto questo spiraglio”. “Quando il Papa dice che la donna non è solo lavoratrice e non è solo madre - spiega - mette l’accento sul fatto che la questione femminile non si può impostare solo ‘ad extra’, ma prima di tutto va impostata ‘ad intra’, e pone con forza la necessità di rifare una teologia della donna”. Papa Francesco, in altre parole, “vede che questa assenza della donna nella Chiesa è un segnale di non evangelicità. Maria c’era nella storia della Chiesa: come mai è scomparsa? Dov’è oggi Maria nella Chiesa?”, si chiede il Papa. Sulla linea della “Lettera alle donne” di Giovanni Paolo II, e delle intuizioni di Benedetto XVI, che “aveva già detto che Maria è ‘più’ degli apostoli”, il Papa pone “la questione dell’esclusione, di fatto, delle donne dalla vita della Chiesa, pur senza dare risposte - ma incaricando una Commissione di farlo - sui modi concreti dell’esercizio di questa partecipazione”. 

Sinodalità. Inquadrare anche la questione femminile all’interno della più generale, e urgente, riforma della Chiesa: è il suggerimento della teologa Cettina Militello, secondo la quale “c’è molta attesa che Papa Francesco metta in atto la riforma della Chiesa: il modo in cui si affronterà la questione femminile, verrà di conseguenza”. Per l’esperta, anche la questione del ruolo della donna va inquadrata all’interno della “sinodalità”: “Nella Chiesa - osserva - va realizzata la sinodalità effettiva, che riguarda l’episcopato, le Chiese locali, la riattivazione dei meccanismi dell’organizzazione ecclesiale, tutte questioni ferme ormai da circa 25 anni”. 

Reciprocità. “I cattolici non devono lasciare gli studi di genere in mano ai fautori di un’antropologia costruttivista - per cui il dato biologico non conta, e il ‘genere’ è frutto solo della cultura - ma al contrario riappropriarsene per rivalutare la categoria della reciprocità tra uomo e donna come modello per la relazione di genere”. Chiara Giaccardi, docente di sociologia della comunicazione all’Università Cattolica, definisce “quanto mai opportune” le affermazioni di Papa Francesco sulla donna, che da Rio possono contribuire a “rilanciare gli studi di genere a partire da una prospettiva cattolica”. Per l’esperta, si può partire proprio “dalla pluralità e dalla bellezza delle figure femminile presenti nel Vangelo, del quale il Papa ha richiamato l’importanza e che possono costituire la base per elaborare una teologia che rivisiti il ruolo femminile nella comunità ecclesiale”. 

Condivisione. “Serve una profonda teologia della donna nella Chiesa”. Così Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia morale all’Università di Messina, sintetizza il pensiero del Papa, con il quale “non si può che concordare, visto che la complessa tematica della questione femminile in ambito ecclesiale è stata affrontata, con rarissime eccezioni, solo dalle teologhe donne. Che hanno offerto dei contributi interessanti, ma che non hanno avuto ancora l’opportunità storica di confrontarsi sul tema con i colleghi maschi, per dare vita a una profonda teologia, che sia espressione di tutti, uomini e donne”. è questo, per la filosofa, “uno dei motivi della scarsa incidenza, ancora, di una riflessione approfondita e condivisa nella Chiesa sulla questione femminile”. 

a cura di M. Michela Nicolais


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14/08/2013